L' Esposizione di Torino: Giornale ufficiale illustrato dell'esposizione internazionale delle industrie e del lavoro 1911

"I,'ESPOSIZIONE DI TORINO„ Per6„ mentre altre nazioni hanno compiuto enormi ed entusiastici sforzi per promuovere Esposizioni internazionali, 1'interesse per queste nel nostro paese a stato recentemente in decadenza. Si lamentava che in pa,recohie circostanze ai nostri espositori non venne da,ta giustizia consona alla nostra industriale reputazione ; che nel disporli e classificarli vennero sfavorevolmente oonfrontati con quelli di altre nazioni, ed in reoenti esposizioni Ditte di prim'ordine hanno espressa una marcata avversione ad esporre Come che sia. Era evidente che vi era qualohe grosso errore di ta.ttica, e perci6, tre anni fa, venne oostituita presso il Ministero del commercio una Commissione Con 1'incaitico : « Di esaminare e riferire sulla natura ed estensione del beneficio derivante alle Arti, Industrie e Commercio -britannioi dalla parteoipazione di questo paese a grandi Esposizioni Internazionali ; se i risultati sono stati tali da, meritare l'appoggio finanziario del Governo per identiche Esposizioni in futuro ; e, se cosi, quali passi, se mai, sono a desiderare affine di assicurai`e il massimo utile dal pubb]ioo denaro speso a tale scopo >). Io ho l'onore di prestare i miei servizi nella Comsione, presieduta dall'ex-direttore generale della divisione commerciale e statistica presso il Ministero del Commeroio, signor Alfredo Bateman. Vennero consultati in trenta sedute enti e persone importanti, nonche i rappresentanti e consoli di S. M. Britannioa all'esterc,, riguardo alla parteoipazione di altri paesi alle Esposizioni Internazionali. Molti furono contrari al prender parte adducendo che ogni esposizione veniva trattata come un nuovo problema, e che le informazioni raocolte per una esposizione non cori.ispondevano pid per le esposizioni susseguenti ; ohe le spese erano troppo for.ti e che i Governi aiutavano di preferenza i proprii espositori. Ed allora la Commissione si pose innanzi la do- ¥Eunda ..... D.oprebbe l:.IngfotiherrcL prender pwhe alle Eaposb%_kond lndeTna&kpnahi future ? La. questione presenta` due preminel]t]. aspetti : 1o il politico ; 2o il oommerciale. Scopo di un'IEsposizione internazionale su politiche basi si a di promuovere buone relazioni, di mettere a contatto le nazioni ~ le classi e le masse -. jn amiohevole corrispondenza ed in riva]ita industriali e cosi stabilire ira di esse pacifiche relazioni ed amicizia. Questo aspetto si racoomanda alla nostra oalda simpatia ed approvazione, e noi sentiamo ohe a degno di alouni sforzi e saorifici da parte della Bretagna per promuovere la comunione ed amicizia intemazionali. Riguardo all'aspetto oommei.ciale, dobbiamo considerare la nostra posizione come nazione manifatturiera in affari con tutto il mondo ; l'effetto sulle nostre industrie dell'esporre le nostre manifatture nei paesi in competizione e le diverse questioni sollevate da gente pratica giustificano la spesa. Per6 la Commissione non ha oreduto oonveniente diorganizzareun'EsposizioneinternazionaleaLondi.a. Fu per contro unanime nel I.itenere ohe, quantunque vi siano difficolta inseparabili dal partecipare ad esposizioni internazionali, t€tli difficolta debbano essei.e superate, e che l'acoettare od il ]a,sciare i risultati alla fortuna sarebbe equivalente ad una ignominiosa dedizione della nostra supremazia mani- £atturiera nella aperta oompetizioli.e coi nostri I.ivali, seguita da una rapida discesa nella stina presso le altre nazioni. Ma una, volta oho si partecipa, si dove prender parte dignitosamente.. non tenere il secondo posto e piuttosto capitanare i rivali. Per raggiungere lo scopo colisigliammo 1'istituzione di un ufficio permanente di ip.formazioni presso il Ministero del Commercio, per raccogliere dati, rna,ntenere il primato, dar pronta considerazione agli inviti e tenersi in continuo contatto coli. indrstriali. commeroianti, Camere di Commer('io, eoo., condurr6 negoziati per assicurare la continuita di organamento da esposizione ad esposizione e pi.endei.e parte attiva nell'organare la sezjone inglese. La raocomandazione venne aooolta, un ufficioesposizioni venne fondato, e oosi venue aocettato l'invito alle tre esposizioni intemazionali : 1910 Bi`uxelles ; 1911 Torino e Roma. 11 Governo ooncesse un hiberale stanziamento per. le spese e per assicurare una completa esposizione delle industrie, arti, invenzione e dei mestieri inglesi, eec., ed una reale Commissione venne istituita, sotto la presider.I.za del Prinoipe Ei.editario. A Bruxelles ampio spazio, il meglio situa,tc, venne destinato ai prodotti inglesi ; stra,ordinarie faoilitazioni concesse aghi espositori nel trasporto di meroi, nella prowista e nella confezione delle vetrine, nella spesa per energia e luce elettrioa e nella installazione per macchinario in azione. IEocezionali condizioni vennero date_ alla sezione inglese per favoi.ire il contatto Con Consumatoii, espositori e loro agenti per le transazioni d'affari e le informazioni. ITennero stampati oataloghi in inglese e francese ; il Comitato prowide interpreti inglesi, in continuata assistenza per chi li richiedesse. Diversamente dalle passate sezioni inglesi, le vetrine (prowiste dal Ministero del Commeroio) e le deoorazioni sono state cosi ouI.ate da garantire un effetto armonioso e distinto. E noto che Franoia e Germania feoero stupendi sforzi per ispiegare i loro prodotti nella piri artistica maniera : oosi feoe l'Inghilterra. Se gli industriali mancassero, oolpa loro se l'Inghilterra oadra al terzo o quarto grado Ira le nazioni. Havvi anoora da apprendere dai nostri rivali del continente. Essi fanno esposizioni oollett,ive, ottenendo il massimo effetto col rinimo di spesa. L'h.- ghilterra 6 individualista inveoe. Ci6 e utile per le specialita ; rna l'effetto sul v{sitatore 6 imponente da una esposizione collettiva. Una esposizione inter.- nazionale e una sfida di ogni nazione ohe sale alla (( vecchia ditta )` Inghilterra ; 6 per noi quindi questione di patriottismo l'aocettare la sfida con lealta e spirito, ed esporre le mos-tre induStrie nel miglior modo possibile pel oredito della nazione. .. Nell'appello della Commissione Reale ag.1i i'ndustriali inglesi per le Esposizioni si notarono diverse obbiezioni e pregiudizi. Ije ragioni addotte erano la mane,anza di onorificenze, ]a poca resa in confronto della spesa e la deficienza da parte della Commissione inglese a facilitare la via agli espositori, la facilital con la quale gli stranieri possono copiai.e le macchine. Ragioni le quali sono o fu.tili o non hanno piri lagione di esistere. D'altronde pei` certe industrie, come le tessili, noi abbiamo, per i disegni, da imparare da,gli stranieri ed anche nella meccanica noi non teniamo pid il monopolio e macohinario costrutto all'estei.o si vende oggidi pith a buon mercato all'Inghilterra che nel luogo d'origine. All'ultima Esposizione di Parigi (1900) un mio amico venne attira,to da certi ordigni non inglesi per risparmiare ore di lavoro e che gli parvero utili a,lla propria azienda,. Ne compr6 un campione ; il risultato fu eccellente ed ol.a ne ha comprato per oltre oinque mila stel.line. Dunque non espongansi articoli che non si desjdera siano noti, rna se esponiamo per. vendere, a da pazzi i`ifiuta,I.e che una macchina sia veduta ed intimamente conosciuta. LTn'altra obbiezione a questa : al giorno d'oggi si hanno migliori metodi per mettersi a contatto col oonsumatore. Certo le agenzie internazionali, i gi.andi grossisti, i rna,ravigliosi mezzi di comunicazione, come ferrovie, battelli a vapore, telegrafi, telefoni, viaggiatori di commercio, tengono il pl.imo posto iiegli scambi commercia,li tanto in Inghilterra che all'estero. Tuttavia l'estero i'itiene fermamente ohe sopra e dinanzi a tutti tali mezzi di scambio una e8posizione sia una, 7.6cza)'»ae popolare che si indirizza specialmente a vaste quantita di oonsumatori raccolti insieme da diversi paesi. Cid influenza il loro giudicare portandosi dinanzi ad essi le produzioni rivali di tutte le nazioni in un solo edifioio. 11 pith reciso obbiettatore a oostretto ad affermare che una esposizione e una glorificata vetrina di negozio. Ma anna ve-ti.ina di negozio a una forma ira le piri attraen.ti di r6cza,»?,e, e le Esposizioni di Bruxelles e Torino saranno una immensa vetrina di merci assortite del nostro paese a fianco di quelle straniere. Non dobbiamo dolerci se i| nostro commercio venga abbranoato dai notjtri rivali, se noi rifiutiamo di esporre le nostre merci ai nostri col]sumatori. La terza obbiezione 6 la seguente : Ie merci ing]esi sono accettate nelle espoizioni, rna non sono vendute nelle stesse condizioni quali ]'Inghilterra fa per le merci estere nei proprii confini ; mettiamo dunque il catenaccio alle estere esposizioni. La ragione non ha valore. Non possiamo dire al Belgio od all'Italia : rifiutiamo di espori.e i nostri prodotti perche li daziate. Le mei.oi sono fatte per essere vendute, devono essere vendute, se no le nostre grandi manifatture dovra,nno ohiudersi, con la conseguente miseria nera delta popolazione inglese. Del resto nessun paese estero commette ingiuria verso l'Inghilterra dal momento che le altre nazioni sono tutte trattate alla stessa stregua e queste espongono largamente senza badare ai dazii o memo. D'a]tronde se esporremo -VIquanto e del nostro meglio, la gente di ogni nazione oi vedra tenere il primo posto e comprera meroi inglesi nonostante dazi dogana,li. Del resto nei mercati neutri noi battiamo tutte le nazioni. Ora la vera politica e questa : adottare quei mezzi che l'esperienza ci insegna, meroe dei quali noi possiamo portare i nostli prodotti al oospetto dei nostri oonsumatori. Noi abbiamo tutto da, guadagnare non con la restrizione rna Con la esteusione del tra,ffioo. Cosi noi promoviamo non soltanto il nostro interesse, rna quella interdipendenza delle nazioni, 1a quale nella seoonda meta del seoolo xlx ha oosi nobilmente contribuito ad arriochire il mondo e specialmente 1'Inghilterra. 11 oommeroio a Come la navetta pel telaio, tesse la tela della conoordia Ira le nazioni. Un argomento potente in favore delle Esposizioni internazionali quale mezzo di r6cza'7"e dei nostri prodotti oi a consigliato dalla nostra posizione insulare e dalle condizioni artifioiali Con le quali noi, come nazione, guadagniamo la nosti.a vita. Con una popolazione di 44 milioni di anime, per move mesi nell'anno noi dobbiamo vivere di sostanze importate. Importiamo seta, lino, juta, la maggior parte della la,na, e la mat,eria pl'ima della nostra pid grande industria, il cotone ; ferro, stagno, rame, piombo ed i metalli preziosi. Come pagare tutto cid.? Utilizzando l'abilita e 1'energia del nostro popolo nel lavorare le materie prime, nelle officine e scambiandole con quanto ci ]dT:Pt±::8ep@ao.ng£]]o]fi:°::nod:Zis;£]e,r%°eo°]:rmeenTeannte£:at'e:: suti, ci€i`hanno guadagnato una incontestabile supremazia, e nel lavoro, riguardo alla qualita, per i prodotti che pel loro pl.ezzo si impo.ngono nei paesi pit I.icchi malgrado i dazii, molti nostri industriali hanno toccato i pid alti fastigi nelle recenti esposizioni, assicurandosi la clientela di butte le nazioni. Non a molto I'Inghilterra non era in grado` di sostenere la ooncorrenza nel regno delle produzioni artistiohe. Orbene oggidi non solo ne]la pittura, rna nei lavori di metalli e di legnami, forniture, poi.cellane, tessuti ed altre creazioni dell'artigianato, essa quasi tocca il livello pith elevato.-11 ohe si e potuto constatare neE%sE3##:eogfr:nncao-e¥;£otsa]Z]¥£:s:e6]d]i9fa8e.ttere gli industriali in grado di esporre le loro merci in modo da attirare i compratori, i quali altrimenti potrebbero rivolgersi ai nostri oompetitori. Anoora : l'industriale resta spronato ad ottenere maggiori profitti. Sicoome noi siamo i maggiori esportatori del mondo, cosi abbiamo il massimo bisogno di compratoi.i. Noi esportiamo 25 milioni di franchi al giorno : mai nella stol.ia del mondo si 6 verifioato un caso simile. Sul mercato del mondo noi vendiamo pep testa di piri che la Germania e la Francia messe insieme, e quattro volte pid che il nostro grande ed ognora ingrossante oompetitore, gli Stati Uniti. Dinanzi a tali fatti il grido di deoadenza inglese e un non senso. Con tutto cid non dobbiamo riposare s`ugli allori, bensi metterci in evidenza e muoverci. E una pessima riflessione quella che ooloro i quali gridano pid forte nel proclamai-e la superiorita dello straniero sono i pid aptatici nel promuovere l'educazione tecnica e la elasticita intellettuale del nostro popolo, senza le quali non potremmo sostenere k nostra posizione industi.iale. Ho letto un resoconto sul numero dei viaggiatori di commeroio che visitarono la Svizzera nel 1908, e, di un tota]e di circa 7000, 4711 erano tedeschi, 1551 francesi,1405 italiani e 61 dell'Inghilterra. Dobbiamo, naturalmente, concedere considerevole oontributo alla. contiguita di situazione; rna non a difficile c.alcolare quanto sia rimarohevole la operosital dei tedesohi nel cercare sbocohi oommeroiali in confronto alla indifferenza inglese. 11 rendiconto della Commissione per la riforma doganale ha riconosciuto che nella industria inglese della lama i tedesohi, merce la loro migliore organizzazione commerciale ed il loro pith numeroso e piri efficiente st9.to maggiore di viaggiatori commerciali, riescono meglio che noi nello accaparrarsi i grossisti ed i picooli clienti del nostro stesso paese. Tali fatti sono per se stessi significativi, per6, in connessione col vivo interesse preso dalla Germania nelle Esposizioni intermzionali, e mostrano in modo ooncludente la importanza che la Germania annette a tale forma di r6czaime. I tedesohi hanno persino ideato di servirsi di una Ira le pid grandi loro navi da guerra come esposizione fluttuar`_te, per visitare i porti prinoipali delle altre nazioni, mostrare i proprii prodotti, distribuire GIORNAI,E UFFICIALE ESPOSIZIONE INTERNAZIONALE roRINO 1911

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