8 ma, poichè il crudo inverno è finito, e l'albero ha già i fiori in sulla cima, il cammino è assai più facile e men duro. I nostri sfor,i devono convergere ora verso l'aumento della produzione, che renderà possibi le una migliore distribuzionedella ricchezza. Le nostre pendici montane attendono il bosco; le nostre acque cadenti attendono di essere utilizzate. Una grande politica di acque ~ di boschi ; una politica d iretta a combattere la malaria nei suoi ricettacoli di morte; •ma poli- ' t ica diretta a far scomparii-e l'analfabetismo, ch'è come la ma- , !aria dello spirito; saranno il còmpito dei nostri sforzi, l'opera della nostra gen"razione. Còmpito tanto più dolce in quanto diret,to sopratutto alla rinnovazione economica di quella terra meridionale d' Italia, così fertile di uomini, così provata dalla sventura, così espansiva nel mondo . L"' sor te ha consentito a un uomo del Mezzo• giorno parlare in questa festa del lavoro nazionale : vada ora alla lontana terra solatia, messa fra tanto cielo e tanto mare, alla terra in cui nacque per la prima volta il sacrn nome di Itali a,. non l'augurio soltanto, ma la nostra sincera fede nei suoi destini. Gli Italiani si sono sparsi per il mondo; hanno portato dovunque la loro attività . Anche in questa grande mostra è la traccia delle lo ro opere . Contadini senza risorse hanno tentato le più aspre, le più nobili lotte; umili anime hanno partecipato da lontano alla nostra rinnovazione. Non dimentichiamo in questo momento gli umili eroi ignoti e dovunque essi si trovino, nelle officine o nelle miniere dell' America del Nord, nelle pianure infinit e dell 'America meridi onale, in 0gn1 parte del mondo dove essi sono, giunga anche ad essi il nostro sentimento di simpatia e di amore e dica quanto la patria sia grata ai figli che col lavoro, nella cerchia dei suoi confini e in terra straniera,. ne hanno r in~aldata la fortuna.
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