L' Esposizione di Torino: Giornale ufficiale illustrato dell'esposizione internazionale delle industrie e del lavoro 1911

I+'ESPOSIZIONE DI TORINO Perche le Esposizioni a Torino hanno sempre fortuna tat 11 fatto i incontrastabile. In Italia due citta specialmente hanno saputo far bene le Esposizioni : e per far bene intendo, non solo metter su una bella Mostra, generale o parziale, nazionale o internazionale, rna riuscire a chiudere in pareggio il bilancio. Queste due citta sono Venezia e Torino. I,e Esposizioni biennali d'arte di Venezia sono ormai un lineamento fisso e necessario della vita artistica cosmopolita, a cui il trionfo non manca pid: trionfo di visitatori e di vendite. Ma riconosciuto il successo, non a diminuire i meriti dell'on. Fradeletto aggiungere clie le Mostre veneziane, periodiche come sono, e ricorrenti a intervalli brevissimi, e a materia ben delimitata e omogenea, sono di organizzazione delicata, manon eccessivamente complessa, specialmente al Le torri all'ingre-iso dell'Esposizione 1884. punto attuale, in Cui la esperienza raccolta nelle numerose Mostre anteriori si a quasi consolidata in una 7o%¢¢.%e. A Torino invece le Esposizioni si fanno senza periodicita, a intervalli lunghi, e su materia enormemente vasta : convocando 1'Italia intera a presentare i frutti della sua operosita multiforme, o invitando tutte le Nazioni civili a mandare nella bianca citta improwisata la loro p.roduzione migliore in un giovane ramo ga91iardo dell'arte, o nel campi smisurati dell'industria manifatturiera. E immancabilmente si riesce. Non solo si fa un' Esposizione viva, ricca, varia, armonica, rna si induce la gente a venirla a visitare, a soffermarsi in citta, a spandere per infiniti rivoli un bel fiume di ricchezza : e quando al Valentino cadono le foglie e crol1ano le effimere architetture, e negli uffici di contabilita del Comitato organizzatore si fanno i conti, si constata regolarmente che il pareggio a ottenuto, se non a conquistato il colossale avanzo del 1898. Eppure Torino, ogni volta che s'accinse ad inaugurare una Esposizione fu avversata dal destino. Nel 1880, un cumulo di prevenzioni pareva dovesse sommergere la nostra prima grande Mostra, che chiamava a raccolta tutte le forze artistiche d'Italia in un'unica affermazione di genialita, che parve e fu davvero una rivelazione. Ebbene : si tenne duro, e si abbatte la congiura dei pregiudizi e della timidita, e si vinse. Nel 1884 1'ostilita delle ::[Sae,ee€:ui]Pnra°f£°]n]:%t:,P:tidgsraanvfeina[]d::1:::gsgefra¥::g±aonp:ij:rtpaen:: Le arcate e I'atrio dell'Esposizione 1898. aprono le porte al giorno fissato : e 1'Esposizione a un successo che non si cancella pih dalla memoria d'Italia. Siamo al 1898 : quasi negli stessi giorni del maggio, in cui la terza grande Mostra torinese deve inaugurarsi, tuona il cannone a Milano, e tutta 1'Italia si contorce in una convulsione terribile. Si devono sbarrare le porte, imballare le merci, demolire le gallerie ? No ; bisogna assolvere gli impegni assunti verso gli espositori, verso Torino, verso 1'Italia. Si spalancano i cancelli del vasto portico lunato, come se nulla fosse avvenuto : e si inizia una serie di giornate trionfali, che si riassumono nel piti colossale successo che mai sia stato realizzato da un'Esposizione sulla faccia della terra. Uomini, cose ed eventi possono mettersi concordi contro le Esposizioni torinesi, eppure invariabilmente si trionfa. Perche ? EJ EJ Ea Io pongo sopra a tutte le ragioni la nostra poderosa, e forse inconsapevole, capacita organizzatrice. Organizzare a una di quelle parole complesse, ecumeniche, il cui significato finisce per perdersi in una nube di imprecisione. Non sto qui ad analizzare - 1o far6 I'ROPRIETA ARTISTICA a I,ETTERARIA OGNI RIPRODUZIONE VIETATA forse un'altra volta ~ in quali elementi si scomponga quella tremenda dote ch'e la capacita a organizzare un'Esposizione. Ma che noi piemontesi possediamo le virtti d'insieme e d'equilibrio, di previsione e di prowisione, di metodo e di ordine, che costituiscono in definitiva i tre quarti della, potenza organizzativa, a un vanto che un breve esame di coscienza e una rapida rassegna, delle forme e dei risultati della nostra attivita ci permettono di decretarci. Noi siamo, entro certi limiti e sotto certe riserve, gli anglosassoni d'Italia. In nessuna citta d'Italia ho notato pill punti di contatto e memo elementi di differenza col mondo e con la vita britannica, che a Torino. La gente nostra a silenziosa, riflessiva, tenace, cortesemente fredda nei rapporti esteriori, riempita intimamente della coscienza del proprio dovere e della propria misFof. CcEsgivoz/c}. La decorazione frontale dell'Esposizione 1 902. iL{ sione. Se qualcosa ci manci, a lo slancio, a 1'impeto, a 1'invadenza. Siamo, senza saperlo, dei g'e#Z/e7#e7¢, che cediamo anche su un punto per cui abbiamo ragione, perche non vogliamo venire alle mani, perche venire alle mani non a coow7"e a./ /a"¢ : che lion corriamo dietro ad un j7'¢7", anche se r`estando fermi forse perderemo il treno, perche correre per strada non a nelle buone maniere. Ci siamo definiti da noi i Bo%gG.cz"e". Inerzia ? No. La nostra psicologia non i indolente o ignava. Siamo costrutti di buon metallo, al contrario. Altrinienti i grandi uomini di Stato della nostra piccola terra non avrebbero posto sui loro minuscoli Re la Corona d'Italia. Non a indolenza, a ge7¢/¢./%o7#owe74.e, che ci impedisce di gettarci nel parapiglia, per arraffare qualche vantaggio, che ci inaridisce nel cervello 1'iniziativa, quando 1'iniziativa pud tornare di danno al vicino. Ma quando, come avviene per un'Esposizione, 1'iniziativa non fa del danno a nessun`Q, al|ora si par`te risolutamente, e si arriva dove si vuol arrivare. Allora tu`tte le buohe qualita fondamentali della nostra razza s'allineano, emergono, e danno una messe d'oro. Ciascuno si sobbarca al c6mpito suo, e, senza speranza di lucro, per un senso inespresso di dovere, che a quasi un punto d'onore, nell'orbita delle sue mansioni fa il meglio che pud. E il meglio che pud vuol quasi sempre dire il meglio che si pud, perche 1'applicazione, il buon volere, 1o scrupolo, il senso della. precisione e 1'intelligenza fredda e pratica delle cose formano la trama della nostra struttura meiitale e psicologica. Gli organizzatori sono cosi un drappello di y¢.g7aJ owc7¢ a.7¢ j¢e yighi Places. f3 sorlo, n€+ 1' amministra,zione del danaro che il pubblico mette a loro disposizione, di una probita assoluta. Nell'insieme delle Esposizioni che si tennero a Torino si maneggiarono centinaia di 11 salone d'ingresso dell'Esposizione 1902. milioni : non si deplor6 mai 1'irregolarita amministrativa di un centesimo. I programmi son combinati con un giusto senso d'equilibrio e d'opportunita e i lavori son eseguiti con coscienza e con metodo. 11 giomo in cui s'e stabilito d'inaugurare, si inaugura. E per i sei mesi in cui la Esposizione dura, ogni cosa a al suo posto, e folle colossali possono entrare e circolare, sotto la vigilanza di poche centinaia di guardie, 1iberamente e comodamente, proprio come si muove la formidabile moltitudine londinese nei pith turbinosi crocevia della c4.£y, o in capo ai ponti del Tamigi. 11 Valentino, 1a collina vicina, 1a montagna poco lontana, il Po che lambe gli edifici candidi dell'Esposizione -1a citta ben costrutta e i cittadini cortesi e ospitali - tutto sta, tutto a vero, e tutto colltribuisce al successo delle nostre Mostre. Ma varrebbero a poco, se non avessimo quasi al completo le doti dei grandi popoli organizzatori e costruttori. GIUSEPPE BEvloNE. ERNESTO FERRETTINI, Ziedcz#oyG c¢¢o. LA;1"SS GrosT3PPB, Gerende responsabile. Stabilimento Tipografico Dott. Guido Mono - Via Riberi, 6 - Torino. Carta della Societa Anoiiima Fabbrica Carte da parati e patinate gia Barone Ambrogio & Figlio - Torino - Inchiostri JACQUES, SAUCE & C.£e - PARIS a -- 48 -

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